68° Mostra di Venezia. Alla scoperta del cinema italiano

Maria Rita Latto (September 09, 2011)
Come ogni anno i riflettori sono puntati verso la città lagunare. Presente una folta kermesse di artisti provenienti da tutto il mondo e italiani in concorso in tutte le sezioni.

Lo scorso 31 agosto ha avuto inizio la 68° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, un appuntamento immancabile per tutti gli appassionati di cinema. Quest’anno il direttore Marco Müller ha scelto come fil rouge della manifestazione le parole “emergenza” e “contemporaneo”, due concetti che esprimono l’importanza del cinema visto come specchio dei comportamenti degli uomini di un’epoca, strumento in grado di stupire, affascinare, amplificare, far riflettere, soprattutto in un tempo presente nel quale la volgarità dell'immagine è vissuta quasi come una fatalità.
I film in concorso per il Leone d’oro sono in tutto ventidue mentre molti altri titoli interessanti spiccano nelle sezioni collaterali e fuori concorso, con personaggi di prim'ordine, ritorni e debutti degni della kermesse cinematografica numero uno in Italia. Sul red carpet del Lido si sono già viste alcune tra le più grandi star di Hollywood e del cinema mondiale come George Clooney, Madonna, Al Pacino. La piacevole novità della Mostra di quest’anno, tuttavia, è la presenza di film italiani in tutte le sezioni. Tre i lungometraggi in concorso: Emanuele Crialese porta al Lido “Terraferma”, pellicola che affronta il delicato tema degli sbarchi clandestini in Italia e il difficile confronto tra popoli diversi per cultura e tradizione. C'è anche Cristina Comencini con il suo “Quando la notte”, dramma ambientato in un paesino di montagna teatro dell'incontro tra Marina (Claudia Pandolfi), donna convinta di essere una pessima madre e Manfred (Filippo Timi), uomo cresciuto all'ombra del Monte Rosa, silenzioso e all'apparenza burbero. E poi c’è “L’ultimo extraterrestre” di Gianni Pacinotti con gli alieni che arrivano sulla Terra ma non creano lo scompiglio che da sempre il cinema ha immaginato.
 

I nostri tre registi in concorso si ritrovano a competere con colleghi di tutto il mondo del calibro di George Clooney, a Venezia in veste di regista (single?) che ha aperto la mostra con “Le idi di Marzo” in cui, sorretto da un cast stellare (Ryan Gosling, Evan Rachel Wood, Philip Seymour Hoffman), racconta le difficili primarie del partito democratico nella corsa alla Casa Bianca. Oppure Roman Polanski, assente per ragioni giudiziarie, il quale si avvale di due super attrici, Jodie Foster e Kate Winslet, per raccontare le dinamiche di due coppie che vivono sul filo dell'ipocrisia. O David Cronenberg, che con il suo attore feticcio Viggo Mortensen e la bellissima Keira Knightley racconta le vicende degli analisti Freud e Jung alle prese con una paziente molto particolare, Sabine Spielrein. E poi la regista e disegnatrice iraniana Marjane Satrapi, ed ancora Abel Ferrara con una storia sull'amore ai tempi della fine del mondo, o Madonna, con una personale visione dell'amore tra Wally Simpson e il principe di Galles nel suo secondo lungometraggio, “E.W.”.
 

Diciamo che quest’anno ce n’è davvero per tutti i gusti!  I film italiani, in concorso e non, si sono distinti per le storie davvero belle ed aderenti alla realtà di tutti i giorni. Storie che parlano di crisi economica, di profonda disillusione, della paura dell’Altro: profonde riflessioni sulla nostra società anche se a volte espresse in commedia. Tra le pellicole degne di nota c’è “Cose dell’altro mondo”, film fuori concorso di Francesco Patierno che ancor prima di essere proiettato ha creato un vero e proprio “caso”, con aspre critiche da parte della Lega e persino un’interrogazione parlamentare. Certo, la storia dell’imprenditore-telepredicatore veneto, interpretato da un grande Diego Abatantuono, il cui desiderio di veder sparire gli immigrati viene misteriosamente esaudito, non poteva non suscitare scalpore, anche se il regista alla conferenza stampa di presentazione del film ha ribadito che “Cose dell’altro mondo”  “non vuole essere un’opera ideologica, ma stimolare la riflessione, porre delle domande assolutamente non politiche”. Tuttavia, Patierno in barba agli inviti di boicottaggio di “Cose dell’altro mondo”, lanciati da alcuni leghisti, che tra l’altro non avevano neanche visto il film, è risultato l’incasso italiano più alto del weekend.
 

In concorso, invece, “Terraferma” di Emanuele Crialese in cui si affronta il tema degli sbarchi nel canale di Sicilia. Ma, più che sull’immigrazione, ha spiegato il regista incontrando la stampa, il film si concentra sulle dinamiche dell’accoglienza e del sospetto che scattano quando abbiamo a che fare con il “diverso”, dinamiche che vanno contro i codici antichi dei pescatori che impongono comportamenti diversi da quelli voluti dalla modernità. Nell’incontro con la stampa a Venezia Crialese ha raccontato di essere stato molto colpito dalle storie di alcuni pescherecci sequestrati perché avevano salvato migranti portandoli in porto e di pescatori accusati di favoreggiamento all’immigrazione clandestina solo per averli aiutati: “La risposta dello Stato è completamente inadeguata e va contro le regole più elementari di civiltà: lasciare morire gente in mezzo al mare è segno di grande inciviltà. Non ci rendiamo conto –ha continuato Crialese- di cosa c’è dietro a quei minuti di reportage che ci arrivano in casa, tutto ci scivola addosso, come se molti di noi avessero perso la rotta. Forse l’italiano ha più paura dallo straniero proprio per il suo passato. Ma l’Italia è un paese vecchio, ha un bisogno pazzesco di contaminazione. Queste persone che non sono tutti ladri, assassini, parassiti, possono aiutarci a uscire fuori dall’impasse”. Il regista romano ha voluto tra i protagonisti la giovane eritrea Timnit T., bella come una modella ma in realtà sopravvissuta nel 2009 ad una traversata su un gommone in cui morirono di fame e sete 73 persone. Un incontro reso possibile grazie a Laura Boldrini, portavoce dell’Alto Commissariato dell’Onu per i Rifugiati (Unhcr). Il film non è imperniato soltanto sull’odissea di Timnit, piuttosto di come il salvataggio di una donna africana riesca a ribaltare gli equilibri di una famiglia isolana.
 

Anche Ermanno Olmi ha voluto nel suo film fuori concorso “Villaggio di cartone”, accanto agli attori Rutger Hauer e Alessandro Haber, dei veri immigrati. Quello del Maestro Olmi è un “apologo” più che un film, o almeno così lo definisce il regista, 80 anni appena compiuti: un’opera per sostenere la “riscoperta di un’umanità rimasta integra nei valori, che vive l’esistenza come noi non siamo più capaci di viverla e ci riporta alle origini dell’uomo. Sarà l’Africa a salvarci”. Una pellicola dai toni pacati ma allo stesso tempo durissimi sul tema dell’accoglienza. Ed anche qui, come in “Terraferma” di Crialese e “Cose dell’altro mondo” di Patierno, il tema è il rapporto tra noi e i tanti che ci vengono a chiedere aiuto.

Vicino come tematica ma ambientato nel 1947, negli anni del dopoguerra in Italia, è “Pasta nera”, il documentario di Alessandro Piva presentato nella sezione “Controcampo”: una pellicola che ci regala il calore di uno straordinario racconto di accoglienza e solidarietà. È la storia quasi sconosciuta di centinaia di militanti politiche di sinistra che s’impegnarono per salvare dall’abbandono migliaia di bimbi del Sud, facendoli ospitare dalle famiglie emiliane.

Una kermesse davvero ricca, quindi. Mancano solo i nomi dei vincitori degli ambiti leoni e leoncini che da giorni ormai sono stati lucidati a dovere, in attesa della sera del 10 settembre, il momento più atteso dopo tanti giorni di buon cinema.

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